“Everything is Illuminated”

The Arts House at the Old Parliament

a cura di Gigliola Foschi e Nadia Stefanel

18 Settembre 2019 - 22 Settembre 2019

ABOUT

“Sei autori italiani, sia emergenti sia riconosciuti a livello internazionale (Alessandra Baldoni, Luca Gilli, Cosmo Laera, Luca Marianaccio, Lucrezia Roda e Pio Tarantini), sono stati invitati a raccontare – con linguaggi diversi, aperti a nuove strategie dello sguardo – dodici siti storici e contemporanei, dove DZ Engineering è intervenuta utilizzando sistemi integrati e innovativi di illuminazione o di telecomunicazione. Si tratta di luoghi che si offrono come lo spaccato di un Paese – l’Italia – capace di guardare al futuro senza dimenticare le sue molteplici e stratificate radici storiche. La mostra diventa così una sorta di viaggio visivo nella storia e nell’arte: inizia dal Parco Archeologico di Canne della Battaglia, là dove, nel 216 a.C., i Romani subirono una devastante sconfitta a opera dei Cartaginesi guidati da Annibale; raggiunge il porto e il mausoleo di Galla Placidia di Ravenna, gioiello del V secolo interamente ricoperto di preziosi mosaici; ci accompagna a Castel del Monte (Patrimonio Unesco, come il mausoleo di Galla Placidia), la famosa fortezza del XIII secolo fatta costruire dall’imperatore Federico II, dove complessi simboli astrologici si coniugano con raffinati rimandi matematici, geometrici,

astronomici; e poi prosegue verso cattedrali gotiche, chiese, sinagoghe e abbazie, per arrivare infine al Polo Chimico di Ferrara e al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Dodici luoghi interpretati e narrati inseguendo una luce che svela e rivela, osservati nel tempo dilatato del crepuscolo, momento del cambiamento e dell’intimità sospeso tra giorno e notte, tra una luce naturale in declino e una luce artificiale che avanza e crea nuove relazioni ed esperienze visive. Dodici luoghi che, grazie alle ricerche compiute dai sei autori invitati, si offrono inoltre come una sorta di spaccato sulla fotografia italiana contemporanea. Una fotografia capace di esplorare nuovi linguaggi, ma sempre nutrita da una tradizione visiva che ha profonde radici nella storia della pittura italiana e nel tema della bellezza. Nonostante le diversità espressive e le volute differenze generazionali (Pio Tarantini è nato nel 1950 e Lucrezia Roda, la più giovane, nel 1992) emerge nei loro lavori uno “stile italiano” basato sulla delicatezza e sull’equilibrio compositivo, dove ogni fotografia è sempre frutto di una relazione profonda e intima con i luoghi, con la storia e il fluire del tempo.

Lo sguardo di questi autori non è mai “freddo”, puramente analitico o documentario, ma neppure volutamente seduttivo o accattivante. È empatico, affettuoso eppure preciso, proteso a scandagliare la memoria e riscattarla dall’oblio, a ritrovare un sentimento di appartenenza che ha le sue radici nel contemplare e non nel vedere fugace, nel silenzio e nell’attesa e non nel rumore assordante della contemporaneità. Anziché mostrarci i luoghi con la forza chiassosa dell’evidenza i nostri autori creano narrazioni sospese, a volte sussurrate e a volte più intense, ma sempre vibranti ed essenziali. […] Ancora diversa è la ricerca di Lucrezia Roda (Polo Chimico di Ferrara e Porto di Ravenna), che punta sull’intensità di immagini singole in cui ogni fotografia trasforma il paesaggio industriale in un universo quasi surreale e misterioso, e gli edifici in presenze vitali, cariche di energia o di un’aura a volte inquietante. Un mistero sottolineato dalle luci della notte e del crepuscolo, che permettono ai suoi “personaggi” di emergere luminosi nell’oscurità, di stagliarsi contro il blu del cielo per stupirci con le loro forme e la loro forza.